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Torno in sala stampa dopo più di tre ore di partita, quella finale di Coppa Italia è stata infinita, ma è stata una bella partita, una di quelle che difficilmente ti scordi. Mentre guardo le foto delle premiazioni, Irene è decisamente cotta, stando seduta sulle ginocchia per una buona mezz'ora del quarto set, in sala ci sono Enrico e Maurizio, insieme a loro c'è Colantuoni che prepara il servizio per RAI Sport. Ci salutiamo normalmente come si dovessimo vedere tra una settimana, sicuri delle nostre abitudini.

In realtà, sapevo che qualcosa cambiava, prima di arrivare all'Unipol Arena, al PalaPanini era andata in scena il "Volley in maschera", un torneo di Mini-Volley, che la FIPAV Modena organizza ogni anno. Quest'anno c'era la metà dei bambini iscritti, per paura del virus. Alla fine, il Presidente Gollini, annunciava che ogni campionato era sospeso a tempo indeterminato. Quella dell'Unipol Arena, sarebbe stata l'ultima partita a porte aperte, con 8mila persone e più, ma del pubblico, tra virgolette, fregava poco, l'importante, era essere li a documentare, con o senza pubblico. Il giorn prima, Codogno e aree limitrofe erano Zona Rossa, in extremis, sui banconi della sala stampa, c'erano i dispenser con il gel igienizzante, una roba da ridere praticamente.

La sera dopo, in Corce Blu a Modena, si tiene una conferenza sul COVID, ascoltiamo per la prima volta le procedure che tutt'ora sono in vigore, non si sa molto, ma comunque non abbiamo paura o il terrore di contrarlo, siamo a Modena, mica in una città da milioni di persone. Il giorno dopo parto per Barcellona, in quel momento ci sono i test per la F1, e nel mentre, visitiamo la città io e altri tre amici. Vedo e noto che rispetto al 2019, c'è la metà delle persone, evidente che la paura tra le persone c'è. Siamo ancora nel periodo de "Cosa sono le mascherine?", alla radio, parlando della situazione in Italia, peggiora, e incomincio sempre più a preoccuparmi e a chiedermi "Ma come cazzo abbiamo fatto ad arrivare a questa situazione?". Finisco la mini-vacanza, passo una settimana tranquilla, lavoro in ufficio e niente foto, perché Modena gioca Domenica con Monza e niente provinciale, i campionati sono per ora sospesi. Arriva il weekend, è Sabato 7, è il compleanno di un mio amico, mentre arriviamo al ristorante, Modena diventa Zona Rossa. Non ci credo, non ci posso credere, siamo messi così male? A questo punto, mi godo l'ultima serata libero, nel mentre, controllo il cellulare, domani ho la partita, come si fa se siamo chiusi in casa? Il giorno dopo, mi sospendono l'accredito, sono tagliato fuori da Modena - Monza. Fa lo stesso, tanto ci gireremo con gli altri fotografi, deve finire il campionato e non siamo lontani dai Playoff...

La situazione, invece, si evolve nel peggiore degli scenari, ospedali intasati e morti, troppi morti. Nella pallavolo, i dirigenti dicono no alle porte chiuse, e sospendono il campionato, male, molto male. Mi salva il volontariato, esco di casa per aiutare gli altri, e per vedere gli altri, e Marzo passa lentamente, tra continui bollettini ed immagini drammatiche. Arriva Aprile, sono anche su in montagna a Modena per fare emergenza, mentre non ci son le partite, scrivo sui miei colleghi, sui fotografi che ho conosciuto durante tutti questi anni. Mentre passa Aprile, arriva la notizia che non volevo sentire: campionati annullati, non si riprenderà più per la stagione 2019/2020, sono afflitto. Questo vuol dire arrendersi, non reagire.

Arriva Maggio, la situazione migliora, si torna alla normalità, o meglio, ci si prova. Non ho notizie di pallavolo o altro, con i colleghi ti senti, ipotizzi, provi a sentire come sarà il futuro, oppure provi a farti dei progetti, perché questa situazione può anche portare a delle nuove opportunità, e bisognerà sfruttare ogni situazione favorevole. Arriva l'estate, nel mentre ho la possibilità insieme a tre miei amici di ritornare a fotografare altro e non solo sport, questa situazione, tra spensieratezza e non curanza di altri, mi ha fatto riscoprire anche una fotografia più completa, non tutto viene per nuocere. Intanto arrivano le prime date dei primi eventi di pallavolo nazionale, due Supercoppa, quella femminile a Treviso e quella maschile a Verona, tutte e due all'aperto. Bello, troppo bello, documentare una evoluzione della pallavolo in questi termini sarà strepitoso. Ad Agosto, arrivano le disposizioni FEDERALI anti-COVID per la stagione prossima. Tra tutto il marasma, leggo il numero di fotografi ammessi sul campo: 4

Quattro sono pochi, anzi...meno che pochi, e tra le voci, i fotografi federali incidono sul numero. Provo ad informarmi sulla campagna accrediti per Treviso, che alla fine, non perviene e sono tagliato fuori dal primo evento di Lega Femminile. Provo ad informarmi con Verona, ma i posti sono già occupati, fuori anche dalla Del Monte Supercoppa.

I primi due eventi sono out, e fino a prova contraria, sono un Fotografo della FIPAV Modena, e sono tagliato fuori da protocolli federali.

Punto al campionato, non sento niente su una campagna accrediti, mi informo da Maini (addetto stampa di Modena), ma anche lui non sa come organizzarsi, tra fotografi ufficiali e non. Passano i giorni, tra poco il campionato inizia, e non so ancora nulla. Inizia il campionato e non so nulla. Passano le giornate di campionato, e ci do a mucchio.

Oltre io danno, arriva la beffa, che arriva dai Social: credendo, visto la mia posizione, che molti dei fotografi che ho conosciuto fossero anche loro fuori dal giro come da regolamento, vedo che invece sono attivi, persone che fotografano per passione. Come è possibile? Perché? Perché io che sono un fotografo della FIPAV, e vengo pagato per fare quello che faccio, sono escluso, mentre loro sono li? Non tutte le Domeniche, ma loro sono li, io no.

Arriva Dicembre, alla fine del 2020, arriva una bella notizia: ho la possibilità di vaccinarmi, non ci penso due volte, mi iscrivo. Ad inizio Gennaio ho la prima dose, a fine Gennaio la seconda. Alle porte della seconda vaccinazioni, penso: Vaccinato = Sicuro = Foto

Non è una brutta idea, ma prima di, voglio essere sicuro. Riesco a rintracciare una persona che è ha messo in piedi i protocolli, spiego la mia situazione, e l'evoluzione di essa. Aspetto una settimana, intanto mi sono messo avanti su alcuni fronti, arriva la risposta, e non è buona: i protocolli sono stati fatti in base alle leggi, e leggi (per ora), non distinguono tra persone vaccinate e non. Sono fregato, questa volta fa male.

A questo punto decido di dedicarmi ad altro, e proprio nel momento in cui per un po, sarò occupato, arriva l'opportunità di essere presente al PalaPanini. Ho tempo, ci vado e non ci penso due volte...354 giorni dopo sono dentro ad un palazzetto, a fotografare due partite di Champions League. 354, tanti, troppi giorni.

Adesso, mentre vi scrivo, ho comunque la speranza di ritornare dentro ad un palazzetto, non ho mai mollato quella passione che mi ha permesso di fotografare uno dei decenni più importanti per la pallavolo, non solo di Modena ma in generale. Riconosco che questo mio sfogo può essere capito e non, ma sono consapevole che questo mio scritto, possa comunque essere letto, preso in considerazione per migliorare regole, per vivere, anche in momenti difficili, uno sport, che è uno dei più belli al mondo, stando a bordo campo e a documentarlo, perché la fotografia, specie in questo momento, non è una cosa superflua, ma un modo di comunicare necessario e fondamentale.

Alberto Marinelli

Sono nato a Modena, città di Motori e di Pallavolo, il 24 Gennaio del 1994. Fin da piccolo, in famiglia, abbiamo avuto la passione per queste due cose, coltivandole attraverso gli eventi in televisione e dal vivo, tra il palazzetto e l'aria aperta degli autodromi.

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Vedere i più importanti eventi sportivi, attraverso la mia lente, il mio occhio e la mia mente sempre dando il meglio di me nelle mie capacità.

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