Protagonisti a bordo campo: Irene Ingrami


C'è chi la fotografia non l'ha mai incontrata nella sua vita e che all'improvviso è entrata quasi di prepotenza come Vincenzo, e chi in famiglia un fotografo lo aveva, ma quella passione è rimasta nascosta per essere tirata fuori in un momento non preciso della vita.


Quest'ultimo esempio riguarda Irene Ingrami, classe 89 che si è ritrovata nella mischia per caso e nello stesso "esperimento" di Alberto Marinelli nell'apprendimento della fotografia sportiva in poco tempo e stretto.

La fotografia in casa Ingrami è presente grazie al padre, di ottimo occhio e in più per un periodo, fotografo sportivo, nel campo del baseball, sport "insolito" in Italia. Per Irene però, l'introduzione al mondo della pallavolo prima, e della fotografia pallavolistica poi, è avvenuto in maniera causale, come abbiamo detto prima.

"Non sono mai stata una appassionata di pallavolo, certamente, sentendo parlarne sia da mia cugina Alice e poi da Alberto, la curiosità è incominciata ad accendersi. Vederla da spettatore è certamente stato bello, e non mi sarei mai immaginata di essere avvolta dai ritmi della partita ma anche del pubblico. Avrei continuato da spettatrice, poi, in realtà le cose sono andate diversamente".

Per Alberto, il percorso di Irene sarebbe stato leggermente diverso da quello di Vincenzo: si sarebbe puntati sulla categoria maschile, più difficile, e su un test a due palazzetti, il primo al PalaPanini e il secondo all'Unipol Arena per la Del Monte Coppa Italia. La macchina fotografica sarebbe stata la stessa, una Canon 7D MkII ed un 70-200mm 2.8 L IS USM a disposizione, più, eventuali obbiettivi usufruibili da Alberto.

Il percorso teorico inizia insieme a quello di Vincenzo, ma sul lato pratico, si sarebbe atteso circa due settimane dopo dalle Finali Coppa Italia femminili di Busti Arsizio, una prova di memoria non da poco per una neofita. "La teoria è stata piuttosto interessante, ma complicata nell'attesa della prima partita a disposizione, sapevo che tenermi in mente tutte quelle informazioni, non sarebbe stato facile, anche se un aiuto, l'avrei ottenuto sempre".


Finita la teoria, si arriva quindi alla prima partita, Modena contro Milano di Regular Season, un match sulla carta che può essere giocato ad alti livelli e quindi, utile in vista della Del Monte Coppa Italia 2020. "Fotografare al PalaPanini è stato certamente emozionante, ovviamente diverso di come l'avevo vissuta da spettatore, sembra quasi che a bordo campo si respiri un'altro ambiente, è stato utile fotografare una settimana prima della Coppa Italia". E per quando riguarda il lavoro? Irene ci spiega subito com'è andata.

"Sono sempre molto autocritica, pensavo di non aver portato il lavoro a casa, specie com'era andata la partita, finita solo in tre set, e quindi non avendo un tempo sufficiente per imparare qualcosa di più. Ho avuto molta più difficoltà a bordo campo che dall'alto, infatti le migliori fotografie le ho fatte dagli spalti. Incredibile la calca a fine partita per la foto di squadra e il "non aver capito" quando spostarmi per il saluto alla Curva. Però, a quanto pare, il lavoro c'era e a detta di alcuni, anche buono".


Si arriva così alla Coppa Italia, due partite il Sabato e la finale la Domenca, per Irene, la prova del nove su uno degli eventi di maggior rilievo nella pallavolo nazionale. "L'Unipol Arena è il doppio più grande del PalaPanini, e quindi ho avuto un'attimo dove mi sono trovata piuttosto spaesata. Avevo due partite a disposizione, una dietro l'altra, di conseguenza, tutto il tempo per migliorarmi e fare foto migliori". Per Irene arriva anche già la prima partita al tie-break, ovvero la semifinale tra Civitanova e Trento "Estenuante, molte foto, ma non è stato facile reggere cinque set con una macchina fotografica in mano a scattare ogni situazione utile. Poi certo, una pausa me la concedevo, ma è stato quasi più forte di me continuare a fotografare che stopparmi un momento". Poi arriva la semifinale con Modena e Perugia

"Sono rimasta un po delusa dal risultato (3-0 per Perugia ndr), e non sono riuscita, secondo me, a scattare come volevo, però alla fine, due partite su due portate a casa!". "Ho notato i ritmi serranti tra una partita e l'altra, alcuni tra set e set per scaricare foto, modificarle ed inviarle, sono rimasta stupita che a partita in corso le testate hanno già le prime foto a secondo set in corso" conclude Irene.


La seconda giornata è la più importante, è il giorno della finale "Ero molto concentrata, sapevo che sarebbe stata una bella partita, quindi, un motivo in più per raccogliere il minimo di esperienza che avevo metterla sul campo". Per Irene le difficoltà non sono state sulla tecnica, ma sui tempi della partita "Al quarto set, Alberto mi dice che ormai i giochi sono fatti, e che ci preparavamo per andare in campo per le premiazioni, e come non detto, Perugia si porta al tie-break. Ho passato più di 20 minuti sulle ginocchia, una sensazione che non consiglio a chi vuole stare a bordo campo, ho invidiato che aveva il seggiolino in quel momento". Alla fine, dopo più di tre ore di match, si arriva alla vittoria per Civitanova e alla conclusione della Coppa Italia. "Un bel momento, la premiazione, le persone felici e le foto con la Coppa. Mi sono concessa anche un selfie con Bruno. Un'esperienza che mi porterò dietro per tanto tempo".

Per Irene e non solo, quella della Del Monte Coppa Italia 2020, è stata l'ultima partita a porte aperte, già il Sabato delle semifinali, si sentivano già le notizie di una sospensione dei campionati a causa dei contagi del COVID-19. Per Irene, ferma da quella finale 2020, si è sempre detta di essere pronta a riprendere in mano la macchina fotografica "Se ci sarà l'occasione di nuovo ad essere li, sarò pronta. Non nego che è passato molto tempo e non tutti i fotografi che erano presenti quel giorno, hanno potuto riprendere a pieno ritmo, ma spero che un giorno si potrà certamente tornare in campo a fotografare tutti insieme".

Alberto Marinelli

Sono nato a Modena, città di Motori e di Pallavolo, il 24 Gennaio del 1994. Fin da piccolo, in famiglia, abbiamo avuto la passione per queste due cose, coltivandole attraverso gli eventi in televisione e dal vivo, tra il palazzetto e l'aria aperta degli autodromi.

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